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ACMONITAL: Lega ottenuta dall'unione di ferro e cromo.
ADULTERINA: Moneta falsa o contraffatta.
AGGIO: Plusvalore di una moneta rispetto al suo contenuto di metallo prezioso.
ALBERO D'ALLORO: Doppio Testone battuto da Francesco II Sforza di Milano.
ALBULO: Moneta in mistura imbiancata in un bagno d'argento, usata nel XII secolo in Lucca con il valore di un Denaro e a Venezia con il valore di Mezzo Denaro.
ALFONSINO: Moneta d'oro di gr 5,25 fatta coniare da Alfonso V d'Aragona (poi Alfonso I di Napoli) per la prima volta nel 1437 nella zecca di Gaeta durante la conquista del regno di Napoli e successivamente dal 1442, nella zecca della capitale conquistata. Sul diritto è rappresentato il re armato a cavallo, sul rovescio lo stemma d'Aragona. L'incisore del conio fu Paolo de Roma. Alfonsino fu anche detto il Grosso d'argento emesso a Napoli dallo stesso re.
ALICORNO: Moneta d'argento del valore di due Soldi marchesani, coniata a Ferrara nel 1492, sotto il duca Ercole I, e recante impressi l'unicorno e l'aquila estense. E' chiamato anche Aquilino o Agonato per avere lo stesso valore del Grosso anconetato.
AMBROSINO: Detta anche Ambrogino, moneta d'oro coniata a Milano dal comune (1250-1310) e poi dalla repubblica ambrosiana (1447-1450), equivalente al Fiorino di Firenze (titolo 24 carati, peso gr 3,5). L'Ambrosino d'oro del comune porta sul diritto l'immagine di Sant'Ambrogio stante, sul rovescio quella dei Santi Gervasio e Protasio. L'Ambrosino d'oro della repubblica ambrosiana ha invece sul diritto il busto di Sant'Ambrogio, sul rovescio la lettera M gotica. Il Mezzo Ambrosino d'oro, con il busto di Sant'Ambrogio al diritto e la M gotica al rovescio, fu probabilmente coniato dal comune. Ambrosino è anche la moneta d'argento emessa a Milano dal comune e poi ancora durante il dominio di Enrico VII di Lussemburgo (1310-1313): reca sul diritto l'immagine di Sant'Ambrogio in trono, sul rovescio una croce, o anche nei pezzi successivi al 1310, i Santi Gervasio e Protasio. Esistono Ambrosini piccoli, grandi e grandissimi, di valore, peso e titolo diversi.
ANEPIGRAFA: Moneta priva di leggenda.
ANSELMINO: Moneta d'argento coniata a Mantova e raffigurante Sant'Anselmo, protettore della città.
APPICCAGNOLO: Anello saldato alla moneta per poterla appendere ad una catena.
AQUILETTA o AQUILOTTO: Termine usato dai collezionisti per indicare la moneta da Lire 5 di Vittorio Emanuele III, coniata dal 1926 al 1935.
AQUILINO: Era il nome comunemente dato alle monete in argento (Denari o Grossi) coniate in varie zecche italiane nel periodo di Federico II e che recano coniate un'aquila.
ARATRICE: Sono così chiamati dai numismatici, i pezzi della serie di monete d'oro da L.100, L.50, L.20 e L.10 coniate da Vittorio Emanuele III nel 1910 e nel 1912. Al rovescio vi è l'Italia in sembianze di aratrice. Bellissimi esemplari, considerati molto rari per la scarsa tiratura. Nel 1926 e 1927 sono stati coniati altri esemplari destinati esclusivamente ai collezionisti.
ARGENTO: Il suo simbolo chimico è Ag. In passato ha avuto un'importante funzione nella circolazione monetaria di quasi tutti i paesi del mondo.
ASPRO: Moneta, molto popolare in oriente, che venne imitata da varie zecche per il commercio con il Levante. Fu molto usata dai Saraceni in Sicilia, che la coniarono sia in argento che in oro.
ASSE DEL CONIO: La relazionetra le posizioni dei tipi sulle due facce della moneta.
ASTIGIANO: Nome di una moneta d'argento coniata ad Asti dalla seconda metà del XII secolo al XIV secolo.
AUGUSTALE: Moneta d'oro coniata da Federico II avente da un lato il busto dell'Imperatore e dall'altro un'aquila con la legenda Fredericus Caesar Augustus Imperator Romanorum. Era la quarta parte dell'oncia, pesava 6 trappesi ed era di venti carati. Fu abolita in odio agli svevi nel 1267 da Carlo I d'Angiò, e venne sostituita dai reali nel 1278. Nel secolo XVIII valeva 12 ducati.
AZIENDA DELLE MONETE: Ebbe il suo definitivo ordinamento nel 1824. Era affidata al direttore del Banco delle Due Sicilie. Le spese complessive di detta azienda erano nel 1829 di ducati 14.844, nel 1847 di ducati 58.671.
AZZALINO: Moneta d'argento coniata a Casale dai marchesi di Monferrato, che avevano come emblema l'acciarino.
BADILE: Moneta di bassa lega coniata dall'Austria (1802) per i territori del Trentino e del litorale adriatico. Il valore corrispondeva a 8,5 Kreuzer, pari a 15 Soldi. Moneta bilingue (diciture in tedesco e italiano), aveva impressi l'aquila bicipite e il nome dell'imperatore.
BAGARONE: Moneta di bassa lega coniata a Parma dal secolo XVI, corrispondente al Bagattino veneto. Il valore era di 1/4 di Quattrino o di Denaro ed era equiparata ai mezzi Bolognini del 1612. Il termine indicò anche le monete, di valore corrispondente, di Ferrara e di Modena.
BAGATTINO: Moneta assai diffusa nei secoli XIII-XIV nel Veneto e in Romagna, del valore di 1/4 di Quattrino. Ebbe largo corso a Padova, Treviso, Ferrara e Modena con il valore di 1/12 di Soldo. Dal 1442 Venezia ne fece un conio speciale per la terraferma. I modelli e i valori furono, però, vari. Solo dal 1519 si ebbe un conio stabile con la Beata Vergine e il Bambino sul recto e il leone di San Marco, inquartato in rettangolo, sul verso. Se ne coniarono anche multipli come il Doppio e il Bezzone.
BAIOCCO: Moneta dello Stato Pontificio, il cui nome deriva, forse, da una moneta merovingia coniata a Bayeux con la scritta Baioca Civitas. Coniata forse fin nel secolo XV, fu diffusa nello Stato Pontificio e nei territori limitrofi del Napoletano. In principio d'argento, aveva il valore di 1 Soldo o di 1/10 di Paolo. Nel 1592 il Baiocco d'argento fu abolito per il deprezzamento e la conseguente inflazione. Fino al 1866 rimase il Baiocco di rame. Moneta tipica di tal nome fu il Baiocchetto, coniato da Sisto V, del valore di 4 Quattrini o di 1/10 di Giulio (tipo di Carlino papale). La moneta porta impresso, sul recto, lo stemma del pontefice regnante con sovrapposte la tiara e le chiavi, o il simbolo della sede vacante nonché la data; sul verso la scritta UN BAIOCCO, con la scritta sovrastante. Il termine è usato nel dialetto romanesco, per indicare il denaro. Fu imitato, dopo Sisto V, da Gazzoldo, Urbino e Castiglione delle Stiviere. Ebbe come multipli il Sampietrino (2 Baiocchi e mezzo), la Madonnina (5 Baiocchi, eventualmente ridotti per le emissioni della I Repubblica Romana) e pezzi da 2, 4, 6, 8, 12, 16, 25, 40 e 60 in lega mista.
BARBARINA: Moneta che prese il nome dall'immagine di Santa Barbara, impressa nel conio originale. Era d'argento, del valore di 10 Soldi, nel primo conio attuato a Mantova da Guglielmo Gonzaga nel secolo XVI. Il valore si ridusse a 6 Soldi, tra la fine del secolo XVI e il principio del XVII, allorché Vincenzo I Gonzaga effettuò una nuova emissione. Furono dette Barbarina anche monete dello stesso tipo imitate in altre zecche. L'originale portava Santa Barbara nel recto e il nome del principe, con il millesimo, nel verso. L'emissione di Vincenzo I Gonzaga sostituì Santa Barabara con un girasole (Barbarina del Girasole) e le imitazioni, come quella della zecca di Guastalla, con San Pietro.
BARBONE: Moneta argentea della città di Lucca, in corso nei secoli XVI-XIX, di vario tipo e di vario peso e corrispondente valore. Così denominata per il conio con il Volto Santo di Lucca di fronte e con una lunga barba. Sul verso porta, spesso, la scritta Carolus Imperator o altri emblemi. Sotto il governo dei Baiocchi (secolo XIX), fu declassato come valore, e detto, perciò Barbonaccio.
BARILE: Moneta fiorentina d'argento, corrispondente al Carlino (o Grossone, o Battezzone riformato). Il suo valore era di 12 Soldi e 6 Denari, corrispondente all'importo del dazio da pagare per l'introduzione in città di una misura di vino dello stesso nome, un barile di litri 45,58. Sul recto era raffigurata l'immagine di San Giovanni che battezza Gesù; sul verso il giglio fiorentino, con scritte varie a seconda del tipo e dei conii.
BATTEZZONE: Moneta fiorentina in argento, coniata intorno al 1400, detta anche Grossone o Carlino, del valore di 10 Soldi, portato (1505) a 12 Soldi e 6 Denari. Il conio era uguale a quello del barile; aveva sul recto il giglio fiorentino e sul verso il battesimo di Gesù, questo ne determinò il soprannome.
BATTITURA DOPPIA: Sbavatura del disegno causata dal conio o da uno spostamento della moneta tra i successivi colpi del martello.
BEATO AMEDEO: Fu così chiamato il Tallero d'argento da 9 Fiorini coniato dal 1609 al 1629 da Carlo Emanuele I duca di Savoia. Aveva sul verso l'effige del beato Amedeo di Savoia in abito monacale. Il suo peso è di gr 26,70.
BELLISSIMO (BB): Quando la circolazione ha attenuato i rilievi maggiori ma la moneta è perfettamente leggibile.
BELLO (B): La moneta è liscia e poco leggibile in quanto l'impronta è quasi del tutto scomparsa, e ne rimane poco più che il metallo.
BERLINGA: Nome di due monete, una milanese e una venete, dei secoli XVI-XVII. A Milano, in argento, ebbe valori da 16 a 30 Soldi e infine di 20 nel 1552. A Venezia le Berlinghe furono dette Troni e Mocenighi dai nomi dei dogi Niccolò Tron e Pietro Mocenigo. Il nome berlinghe è anche usato nelle campagne lombarde ai confini con il Veneto, per indicare il denaro.
BESA: Moneta che ebbe corso nella Somalia italiana. Coniata in bronzo (1909-1926), aveva il valore di 1/150 di Tallero di Maria Teresa, o di 1/100 di Lira italiana. Porta sul diritto il busto del sovrano e sul verso il nome del paese e il valore indicato in due lingue. Ha multipli da 2 e da 4. Besa è anche il nome di una moneta etiopica pari a 1/32 di Tallero.
BEZZO: Moneta coniata a Venezia per sostituire le monete dei paesi limitrofi di uguale valore (1497), è pari a 6 Denari e1/2 Soldo. Subì svalutazioni per limitazione di peso, dando luogo ai Bezzetti e ai Bezzoni in seguito all'utilizzo prima di una lega e successivamente, dopo il 1595, alla coniazione in rame con diametro maggiore. I tipi e le leggende sono vari. Il nome è usato, volgarmente, per indicare il denaro.
BIANCHETTO: Denaro piccolo, bianco (argenteo) pari a 1/12 di Grosso, usato in Piemonte e nella Savoia, coniato a Point-d'Ain (Bresse) nel 1356 da Amedeo VI, conte di Savoia, e mantenuto in circolazione e coniato dai successori. Imitato dai Paleologhi del Monferrato, che lo coniarono nella zecca di Casale, aveva un sottomultiplo, la Maglia di Bianchetto, pari a 1/2 Bianchetto.
BIANCO: Nome dato alle monete con preponderanza d'argento, specialmente con l'argentatura. Nome dato anche ai Bisanti d'argento dei Lusignano di Cipro, coniati in sostituzione di quelli originari, ed a una moneta, originariamente d'argento e poi argentata, detta Bianco di Giustizia, della casa d'Este di Ferrara.
BICIPITE: Caratteristica di figura araldica allegorica, specialmente dell'aquila, configurata con due teste, come nel simbolo dell'Impero d'Oriente, del Sacro Romano Impero e degli imperi di Russia e Austria. E' idealmente, segno di potenza doppia. Anche in emblemi particolari (scudi araldici) figurano animali vari con due teste, come leoni, cani, galli.
BIGLIONE o MISTURA: Lega d'argento e rame con una percentuale d'argento inferiore al 50 per cento.
BIMETALLICA: Si dice di una moneta coniata con due tipi di metallo. Ad esempio in Italia la Zecca è stata autorizzata ad emettere una nuova moneta divisionale del valore di 500 lire mediante l'impiego di due metalli. La moneta è infatti composta da una corona circolare in acmonital e da un disco di bronzital.
BISANTE: Moneta d'oro dell'impero bizantino; originariamente ebbe il valore del Solido romano e lo stesso peso. Poi perso il peso e il valore, fu coniato in lega mista oro-argento, fino a svilirsi con proporzioni bassissime di argento, come nei Bisanti di Lusignano di Cipro, detti Bianchi. Nel 1570-71 Venezia ne coniò anche durante l'assedio di Famagosta e i Turchi li conservarono dopo l'occupazione. Ad Antiochia furono coniati Bisanti detti Saracenati; altri, Staurati, in varie colonie veneziane. Il Bisante aveva impresse leggende e incisioni varie.
BISSONA: Moneta d'argento, detta anche Bissone, del valore di tre Soldi così chiamata perché porta impresso lo stemma dei Visconti di Milano che è appunto una biscia.
BOLOGNINO: Moneta bolognese originariamente in argento, coniata dal 1191 per concessione di Enrico VI. Il valore originario era di sei Quattrini, pari a un Soldo vecchio. Dal 1236 si ebbe un nuovo Bolognino, detto Grosso, del valore di 12 Denari. Assai diffuso in Emilia e Romagna, portava il simbolo di Enrico VI sul verso e l'iscrizione Bononia sul retro. Preso a modello da diverse zecche italiane, perché ben accetto in commercio, i pontefici e vari signori della Romagna ne continuarono la coniazione con leggende e simboli vari. Nelle varie coniazioni, al nome imperiale si sono sostituiti i nomi del Pepolim del Visconti, di Urbano V e di Pio II. Verso la fine del secolo XIV fu coniato anche in oro, con valore pari a quello di un Ducato pontificio. Non circolò più con nuovi conii alla fine del secolo XVI; la coniazione riprese ai primi del secolo XVII in rame (mezzo Bolognino) con multipli in argento.
BORDO: Margine esterno del tondello di una moneta.
BRATTEATE: Monete d'argento sottilissime coniate solo su di una faccia.
BRONZITAL: Lega ottenuta dall'unione di rame, alluminio e nichel.
BRONZO: Metallo usato per la coniazione, la sua composizione è variata nel tempo, dal rame puro alle leghe più varie. Le leghe mediamente sono composte dal 97% di rame, 2,5% di zinco e 0,5% di stagno.
BURIGOZZO: Moneta coniata in argento a Milano negli anni 1535-1536, questa moneta valeva 32 Soldi imperiali.
BUSSOLOTTO: Nome popolare della moneta da mezza Lira o da 10 Soldi, in argento, coniata a Mantova (secolo XV-XVII). Portava impressi su un lato il simbolo e il nome del sovrano regnante, con l'anno di coniazione; sull'altro era raffigurata la teca (o tabernacolo) del Preziosissimo Sangue, dalla cui forma prese il nome la moneta. Bussolotti furono poi dette monete a bossolo di pari valore coniate in altre città, per esempio il Giulio coniato a Parma sotto Clemente VII, che fu chiamato Bussolotto papale.
BUSTOFEDICO: Detto della scrittura le cui righe sono alternativamente da sinistra a destra o viceversa.
CAGLIARESE: Moneta originariamente di lega mista, poi di rame, battuta da Ferdinando il Cattolico nella zecca di Cagliari, in pezzatura semplice e doppia, nel secolo XVI, equivalente a due Denari di Lira sarda. Carlo II di Spagna la batté solo di rame. Vittorio Amedeo II fece coniare a Torino e a Cagliari anche pezzi da tre, Carlo Emanuele III autorizzò il sottomultiplo di Mezzo cagliarese. Nel 1816 si ebbe l'ultimo conio, multiplo, pari a tre Cagliaresi, da parte di Vittorio Emanuele I.
CAMPO: Spazio di una moneta libero da figurazioni o da iscrizioni.
CAPELLINA: Moneta d'argento del Duca di Modena. Veniva così chiamata perché raffigurava il Duca con i capelli lunghi. Il suo valore era di due Soldi e 6 Denari.
CAPPELLONE: Moneta d'argento del Duca di Modena, Francesco III d'Este (1737-1780) così chiamata perché vi era raffigurato il Duca con lunga chioma. Di bassa lega, valeva 6 Soldi e 8 Denari. Per quanto riguarda il Regno d’Italia, vedi anche Elmetto.
CARANTANO: Nome italiano della moneta coniata per commemorare il titolo di duchi di Carinzia attribuito ai conti del Tirolo (1286). Fino al 1858 fu così chiamata, nel Lombardo-Veneto, la pezzatura del Kreuzer del valore di 1/60 di Fiorino.
CARATO: E' la frazione in ventiquattresimi che esprime il titolo aureo.
CARLINO: Moneta coniata per la prima volta nel Regno di Sicilia da Carlo I d'Angiò (1278). La coniazione fu identica per i pezzi d'oro e per quelli d'argento: sul diritto era coniato lo scudo partito (diviso) di Francia e Gerusalemme, sul retro la scena del saluto angelico, da cui anche i nomi di Saluto d'argento e Saluto d'oro. Un Carlino d'oro del valore di 14 Carlini d'argento fu coniato da Carlo II d'Angiò; nel 1303 si ebbe sotto Carlo II il Carlino gigliato con una croce gigliata impressa su una faccia. In seguito si usò una lega bassa per monete del valore di un decimo di Ducato, il mezzo Carlino d'argento e spezzati in rame. La moneta, diffusasi ovunque, subì contraffazioni e imitazioni. Con il nome di Carlini furono chiamate altre monete coniate in altri Stati, come il Carlino di Rodi, prima gigliato e poi con altri conii; il Carlino romano, emesso dal senato romano sulla fine del secolo XIV, il Carlino papale, coniato dai papi (il primo è quello di Urbano V, 1367). Con Giulio II, il Carlino, in seguito alla riforma monetaria, prese il nome di Giulio. Carlini di lega mista si ebbero con Benedetto XIV, il quale diede al Carlino il primitivo nome Carlino romano (secolo XVIII), così fecero anche Clemente XIV e Pio VI. Il duca di Savoia, Carlo Emanuele I coniò un Carlino pari a dieci Scudi d'oro; il re Carlo Emanuele III oltre al Carlino del valore di dieci Scudi, coniò pezzature del valore di cinque Doppie. Vittorio Emanuele II ne coniò del valore di 150 Lire piemontesi. I Carlini sabaudi furono coniati tutti in oro. Il nome di Carlino fu dato per l'ultima volta al pezzo da 20 Franchi , coniato nella zecca di Parigi per il principe Carlo III di Monaco.
CAVALLO: Moneta di rame coniata (1472) sotto Ferdinando I d'Aragona re di Napoli e di Sicilia, del valore di un Denaro o di 1/12 di Soldo. Portava sul verso il busto del sovrano con la corona radiata, sul retro un cavallo passante e la scritta Equitas rex regni. Ebbero tale nome anche varie monete sotto Carlo VIII di Francia. Il Cavallo fu abolito nel 1498 e sostituito, da Federico d'Aragona, con il Sestino o doppio Cavallo. Nel 1626, sotto la dominazione di Filippo IV di Spagna, il Cavallo fu di nuovo coniato secondo le impronte originarie e si ebbero multipli, con impronte varie, di 2,3,4,6 e 9 Cavalli. Con Ferdinando IV si ebbe anche una pezzatura da 12 Cavalli. Nel 1815 il Cavallo fu sostituito dal Tornese che era pari a 6 Cavalli.
CAVALLOTTO: Moneta d'argento o di varia lega, che prende il nome da un cavallo: solo, montato da un principe o da un santo, inalberato o passante, impresso su di una faccia della moneta. Battuta in vari Stati dell'Italia settentrionale nei secoli XV e XVI era di valore variabile.
CELLA: Moneta d'argento fatta coniare ad Aquila da Giovanni II di Napoli (1414-1435). La Cella valeva un quarto di Carlino e fu detta anche Quartarolo e anche Trentina poiché si divideva in 30 Denari. Sul diritto era impressa l'immagine di San Pietro e sul rovescio l'aquila. Successive emissioni della Cella si ebbero con Renato d'Angiò (1435-1442) e con Alfonso d'Aragona, finché nel 1458 ne fu vietato il conio. La moneta scomparve dalla circolazione verso il 1480. La Cella veniva così chiamata perché raffigurava un'aquila ad ali spiegate, aucella.
CERCHIO DI PERLINE: Serie di piccoli puntini che orlano la maggior parte delle monete.
COLLARE SEGMENTATO o VIROLE BRISEE: Espediente tecnico inventato nel sedicesimo secolo per marcare il contorno delle monete.
CONCORDIA: Divinità che presiedeva all'unione delle famiglie, delle case e dei cittadini. Fra i molti templi a lei consacrati, il più splendido sorgeva in Campidoglio e lì si radunava il Senato nelle più solenni riunioni. Nella monetazione imperiale compare spesso la figura di questa dea. L'effigie della dea Concordia (tratta da un Denaro repubblicano della gens Aemelia) è rappresentata anche sulla moneta d'argento da Lire 1000 coniata dalla Repubblica italiana nel 1970 in occasione del centenario di Roma Capitale.
CONIAZIONE: Operazione di stampo di oggetti metallici, monete e medaglie. Per la coniazione si impiegano metalli di non grande durezza e leghe varie; oggi vengono largamente impiegati i metalli leggeri e le loro leghe. La coniazione di monete, però, il cui potere di acquisto doveva esser pari al valore reale in peso, impone l'impiego di metalli pregiati anche per garantire l'integrità delle incisioni durante il tempo e, quindi, il riconoscimento della stessa senza ricorrere a misure di peso. Mentre per monete di valore unitario si impiega nella coniazione l'oro e l'argento, per le monete divisionali si impiegano metalli non nobili quali: rame, nichel, alluminio e leghe derivate. L'opera di coniazione di una moneta o di una medaglia è compiuta in una sola volta, incidendo contemporaneamente le due facce e stampando sul bordino, se necessario, iscrizioni o zigrinature.
CONIATE A MARTELLO: Monete fatte a mano percuotendo il conio superiore con un martello.
CONIO: Stampo adoperato per la coniazione.
CONIO DI INCUDINE: Il conio inferiore della coppia entro cui una moneta veniva battuta. Era solitamente fisso e detto Pila.
CONIO DI MARTELLO: Il conio superiore, mobile, anche detto Torsello.
CONSERVAZIONE: Stato qualitativo in cui si trova una moneta, medaglia o banconota.
CONTORNIATI: Oggetti di bronzo somiglianti a monete nell'ultima fase dell'impero romano caratterizzati da una profonda scanalatura attorno al bordo.
CONTORNO o GHIERA: Parte esterna circolare che costituisce lo spessore della moneta.
CONTROMARCA: Lettera o simbolo punzonato sulla faccia di una moneta con lo scopo di cambiarne il valore.
CORNABO’: Moneta d'argento coniata nelle zecche di Torino e di Vercelli nei secoli XV-XVI dai duchi di Savoia; a Casale dai marchesi di Monferrato; a Crevacuore dai Fieschi di Masserano e a Montanara dai Ferrero.
CORNUCOPIA: Corno dell'abbondanza o di Amaltea, simbolo della fecondità della Terra e della prosperità degli uomini. Secondo il mito, Amaltea, la capra che aveva allattato Zeus, un giorno si ruppe un corno contro un albero. Le ninfe, raccoltolo, lo riempirono di fiori e lo offrirono a Zeus, il quale promise loro che dal corno sarebbe scaturito tutto ciò che avessero desiderato. A poco a poco la cornucopia si staccò dalla originaria leggenda e il corno che la rappresentava non fu più quello di capra. Il corno dell'abbondanza è riprodotto sul verso della moneta italiana da L.1 coniata per la prima volta nel 1954.
COTALE: Rara moneta fiorentina in argento purissimo, la cui esistenza sfugge alla gran massa dei collezionisti. Sul diritto reca un grande giglio con due fiori laterali. Sembra che sia stata coniata per la prima volta intorno al 1500 e che il suo valore corrispondesse a quello di un Giulio.
CRAZIA: Moneta fiorentina di lega mista, del valore di 5 Quattrini, coniata da Cosimo I de'Medici. Ebbe vari pesi e valori dei quali i più comuni furono i pezzi di mezza Crazia e di due Crazie. Per la sua comodità venne imitata dai duchi di Urbino nella loro zecca di Pesaro e dai Cybo Malaspina a Massa di Lunigiana.
CROCIONE: Moneta in argento 872 di grammi 29,52 coniata nel ducato di Milano e Mantova da Giuseppe II annualmente dal 1786 al 1790, da Leopoldo II nel 1791 e 1792 e da Francesco II dal 1792 al 1796 e del 1799 e nel 1800. Valeva 7,50 Lire milanesi (la lira milanese valeva circa 0,765 Lire).
CUPRONICHEL: Bronzo in ottima lega di rame-nichel, molto in uso presso le zecche tedesche per coniazioni anche in versione Fondo specchio.
DECIMALE: Sistema monetario fondato sul numero-base 10 ed adottato negli Stati piemontesi nel 1850 e poi esteso al regno d'Italia a partire dal 1861. Oggi questo sistema è quasi universalmente adottato.
DEMONETIZZAZIONE: Operazione di ritiro dalla circolazione di monete di un certo tipo, di una certa data, di una certa autorità.
DENARO: Moneta di origine e nome romana. Nel 269 a.C. Roma per la prima volta mise in circolazione una propria moneta d'argento del valore di 10 Assi o 2 Sesterzi e mezzo. L'originaria moneta repubblicana portava la testa di Roma sul diritto e quella dei Dioscuri sul rovescio; in seguito erano raffiguranti effigie divine o storiche. Gli Italici coniarono Denari sul tipo romano durante la guerra sociale (89 a.C.), recanti sul diritto la testa e il nome dell'Italia e sul rovescio un guerriero presso un toro sdraiato o un toro cozzante. Durante l'Impero la moneta portava nome, testa e titoli dell'imperatore regnante e sul rovescio scene attinenti alle imprese imperiali. La moneta, imitata durante il periodo merovingio, si stabilizzò, come coniatura costante, con la riforma caloringia del 794, con conii e valori variabili, costituendo lo spezzato della Libbra d'argento o della moneta d'argento da 20 Soldi, che furono solo monete nominali: ogni Soldo corrispondeva a 12 Denari e ogni Denaro era moneta reale e non nominale. Progressivamente si ebbe una diminuzione di valore per l'alta proporzione di rame nella lega. Denaro di rame si ebbe con Filippo I di Francia e Denaro aureo con i Capetingi. In Inghilterra, nel 740, entrò in circolazione un Denaro detto Obolo, poi diffuso come tributo in molti paesi d'Europa. Nella terminologia popolare il Denaro, coniato con valori diversi durante tutto il Medio Evo e successivamente dalle signorie, principati e monarchie, ebbe designazioni varie a seconda dell'autorità che l'emetteva (papale, imperiale, marchesino), del luogo (bolognino, genovino, veneziano, genovese, ecc.), degli usi (bagattino, denarello, grano, pizolo), della forma (scodellato, planato, largo, ecc.) del tipo (aquilino, fiorino, crociato) e del colore (albo, bianco, bruneto). In vari Stati dell'era contemporanea sono stati coniati Denari, di cui resta ancora traccia, con nome approssimato, nel Dinaro iugoslavo.
DENTELLATI: Furono così chiamati i Denari della Repubblica romana che avevano il contorno formato da una serie di piccoli denti (detti in latino serrati) per proteggerli dalla falsificazione .
DESTRA: Spazio compreso fra il centro della moneta e quella parte della medesima che viene a trovarsi a destra di chi la osserva. Generalmente è così indicata: d, ds o dx.
DIRITTO: Vedi dritto.
DISIOTTINO: Soldino di Genova, così detto a Milano perché equivalente a 18 Imperiali.
DIVISA: Termine usato per indicare monete o biglietti di banche estere.
DIVISIONALI O SUSSIDIARIE: Sono i sottomultipli dell'unità monetaria.
DOMINUS ADIUTOR ET EGO DESPICIAM INIMICOS MEOS: Parole incise in alcune monete d'argento fatte coniare da Ferdinando I d'Aragona e smentite dai fatti. I nemici sarebbero i baroni del regno a lui ribellatisi e fatti trucidare in un famoso banchetto nuziale al quale erano stati appositamente invitati.
DOPPIA: Nel secolo XVI fu il nome del doppio Scudo d'oro, perdendo successivamente tale valore, tanto che lo Scudo stesso fu chiamato mezza Doppia e il mezzo Scudo quarto di Doppia.
DRITTO: Lato della moneta con la figurazione o la leggenda piu' importante.
DUCATO: Moneta originariamente in argento, coniata in Venezia nei primi anni del secolo XIII sotto il doge Giovanni Dandolo nel 1284, dal nome popolare di Zecchino. Era pari a due Lire e otto Soldi d'argento e infine fece premio fino a 124 Soldi,per diventare, poi, moneta nominale e di conto, salvo il suo valore di Denaro mozzo del 1472 ed effettivo sotto il doge Marino Grimaldi.dal punto di vista contabile si ebbe, successivamente, il Denaro di banco con valore maggiorato (per l'oro,del 20%). Il credito di questa moneta indusse a dare lo stesso nome a emissioni bimetalliche di vari Stati, sicché si ebbero Ducati papali, imperiali, milanesi,del regno di Napoli e Sicilia, di Rodi,di Savoia, ecc. L'uso del Ducato si andò spegnendo nei primi luoghi di origine,ma restò, come moneta argentea (Pezza) nel regno di Napoli e Sicilia prima, poi delle Due Sicilie,e nel regno di Sardegna, con il valore, nel primo, di dieci Carlini.Nel conio, il Ducato portava sul diritto l'effigie del doge con la dicitura dell'anno di emissione e il nome, sul verso lo stemma dello Stato. Di notevole valore sono i primi Ducati veneziani, con il leone di San Marco sul verso, e i Ducati napoletani e delle Due Sicilie con configurazioni varie sul verso, mentre sul diritto hanno l'effigie del sovrano. Ancora oggi viene detto Ducato una moneta di pregio, specie nell'Italia meridionale, ove ancora si conservano, da parte degli anziani, monete fuori corso e si usa chiamare Ducati i pezzi d'argento da Lire 5 coniati sotto Vittorio Emanuele II.
DUCATONE: Nome di varie monete d'argento, diffuse nel secolo XVI. A Milano il Ducatone fu coniato per la prima volta nel 1551 col valore di 100 Soldi. Con tale nome si indicano anche il Filippo, la Piastra, lo Scudo, il Ducato d'argento veneziano del 1563.
DURANA: Antica moneta calabra da due Centesimi.
ELETTRO: In origine una lega naturale d'oro e argento impiegata in Asia Minore per le più antiche emissioni. Oggi è usata in tutte quelle leghe auree nelle quali la proporzione d'argento e rame è tale da poter alterare il colore.
ELMETTO: Termine con il quale viene antonomasticamente designata dagli intenditori numismatici la moneta da Lire 20 coniata da Vittorio Emanuele III nel 1928. La moneta presenta al diritto la testa elmata del re.
EMISSIONE: Insieme delle monete coniate da una zecca oppure gruppo di monete affini.
ESERGO: Parte bassa di una delle due facce, delimitata da una linea orizzontale; spesso vi compaiono il segno di zecca e la data.
FACCIA: Superficie che costituisce sia il dritto che il rovescio di una moneta.
FALSO: Moneta soggetta a falsificazione.
FERT: Motto dell'ordine cavalleresco della SS. Annunziata istituito da Amedeo VI di Savoia nel 1364. Molte delle interpretazioni proposte: alcuni ritengono le quattro lettere di cui è composto iniziali di altrettante parole, variamente spiegate come: Fortitudo eius Rhodum tenuit / Fides est regni tutela Foedere et religione tenemur. Secondo altri il motto sarebbe un'abbreviazione di ferté, voce dell'antico francese col significato di fermezza; o di ferto, nome di una moneta di Amedeo VI di Savoia. Altri infine, richiamandosi al carattere cavalleresco-amoroso che in origine ebbe l'Ordine del Collare, credono che il motto alluda al proposito del cavaliere di sopportare (lat. fert = porta, sopporta) ogni pena per la dama alla quale è legato dai lacci d'amore; e quando in seguito l'Ordine assunse carattere religioso-militare, di sopportare ogni cosa per devozione e in onore della Vergine. Fortitudo eius Rhodum tenuit: la sua forza tenne (conquistò) Rodi. Fides est regni tutela: la fedeltà è la sicurezza del Regno. Foedere et religione tenemur: siamo tenuti (legati) dalla fedeltà e dalla religione.
FERTO: Moneta coniata da Amedeo VI di Savoia (1343-1383), corrispondente ad un quarto di Grosso.
FIDE ET ARMIS: Motto inciso nei carlini nel 1707 sotto il governo dell'arciduca Carlo, poi imperatore d'Austria con il nome di Carlo VI e contemporaneamente re di Napoli. Il motivo è ricorrente, tenere il popolo sottomesso con la forza della religione e delle armi.
FIDEI DEFENSOR: Così volle chiamarsi il re di Spagna a Napoli, Filippo II. Le parole furono incise, per maggior ricordo, nei carlini battuti nel 1577.
FIGURAZIONI: Sono i ritratti, gli stemmi e le altre scene impresse sulle due facce.
FILIBERTO: Moneta d'oro del valore di tre Scudi o nove Lire,coniata da Emanuele Filiberto di Savoia nel 1562. Fu coniato anche un Triplo Filiberto e un Filiberto d'argento del valore di mezza Lira.
FILIPPO: Antica moneta d'oro del valore di 20 Dracme, la cui coniazione iniziò sotto Filippo di Macedonia; fu usata in tutto il mondo ellenistico e romano. Filippo si chiamava anche uno Scudo d'argento del valore di cinque Lire milanesi, coniato a Milano sotto Filippo II, re di Spagna. Ne furono anche emesse frazioni e multipli.
FINO: E' la quantità di metallo nobile contenuto in una determinata moneta.
FIOR DI CONIO (FdC): Moneta che non ha mai circolato e che sembra appena uscita dalla zecca.
FIORINO: Moneta fiorentina, così chiamata dal giglio, stemma della città, che portava sul rovescio. Se ne ebbero di vari tipi e valori, nel secolo XI e nella prima metà del secolo XII, vi era solo il Fiorino d'argento; nel 1252 furono coniati Fiorini d'oro a 24 carati, del peso di grammi 3,54. Di grande diffusione, il Fiorino fu coniato con numerose variazioni (Fiorini larghi, di buon peso, leggeri, di suggello) e diverso valore. In seguito furono coniati anche il Fiorino grosso d'argento, detto Popolino, e il Fiorino piccolo, anch'esso d'argento. Il Fiorino ebbe molte imitazioni; ne furono coniati dalla zecca austriaca di Milano e in Inghilterra.
FODERATA: Moneta di metallo vile ricoperta d'argento o d'oro. Vedi anche Suberata.
FOLLARO: Antica moneta di rame o bronzo coniata, a imitazione del Follis bizantino, dai Goti, dai Normanni e da molte città marinare dell'Italia meridionale e del Mediterraneo. Diffuso per molto tempo, il suo valore variò nel tempo. Fu coniato anche da Ruggero di Sicilia (1102-1154) con diversi multipli e sottomultipli. I Follari di Gaeta, emessi dal X al XIII secolo, sono tra i più noti.
FONDO SPECCHIO (FS): Coniazione effettuata con uno speciale trattamento per rendere i fondi della moneta speculari.
FORTE: Viene così indicata una moneta di peso o lega migliore di un'altra precedente. Forte era anche una moneta dei Savoia, la cui coniazione iniziò col Conte Edoardo (1323-1329) e proseguì ininterrottamente fino a Carlo Emanuele I (1580-1630). Il suo valore originario di 1/8 di Grosso cambiò successivamente in relazione alle variazioni del suo peso.
FRANCESCONE: Moneta d'argento di buon titolo coniata dai Granduca di Toscana Francesco I (1737-1763). Il suo peso era di grammi 27,5 ed il suo valore corrispondeva a 10 Paoli. I successori di Francesco I continuarono a coniare Francesconi fino al 1859.
GABELLA: Moneta d'argento bolognese, il suo valore era di 26 Quattrini. Probabilmente deve il suo nome ad una forma di imposta in vigore nel XVI secolo chiamata Gabella.
GABELLONE: Moneta d'argento coniata dalla zecca di Bologna durante i pontificati di Sisto V, Gregorio XIV e Urbano VIII. Il suo valore era di 26 Bolognini
GAZZETTA: Moneta veneziana, di bassa lega, del secolo XVI. Nel 1539 fu coniata una Gazzetta da due Soldi e i suoi multipli fino a 10 Gazzette, con sul diritto la Giustizia seduta e il leone sul rovescio. Gazzette da due soldi furono coniate anche a Candia sotto i dogi Antonio Priuli, Giovanni I Corner e Francesco da Molin.
GENOVINA: Moneta d'oro coniata a Genova dal 1758 e del valore 100 Lire.
GENOVINO: Moneta d'oro del valore di 24 carati, coniata dal comune di Genova nel secolo XIII. Dal secolo XV, aumentato leggermente di peso, fu chiamato Ducato.
GETTONE: Oggetto metallico simile ad una moneta, di solito d'ottone, che un tempo veniva adoperata come ausilio per i calcoli aritmetici.
GINOCCHIELLO: Moneta d'argento di Grani 16 e del valore di 16-18 Piccoli. Fu coniato da Francesco Dandolo nel 1330 ed è considerato il primo Soldo veneziano. Deve il suo nome alla figura del doge inginocchiato.
GIORGINO: Tipo di moneta d'oro e di argento con il San Giorgio a cavallo. Le più note furono: il Giorgino grosso d'argento coniato a Ferrara sotto Alfonso II d'Este; il Giorgino d'argento del valore di 583 millesimi, coniato a Genova dal 1668 per il commercio con il Levante; il Giorgino d'oro, di Genova, coniato dal 1718 con bontà di 24 carati. Fu detto Giorgino modanese la moneta coniata dagli Estensi a Modena, nonostante portasse al rovescio San Giminiano al posto di San Giorgio.
GIRO: Parte della moneta immediatamente precedente il bordo entro cui, generalmente vi è trascritta la leggenda.
GIUSTINA: Moneta d'argento coniata a Venezia nel 1572, del valore di 2 Lire. Il suo nome deriva dal fatto che sul suo rovescio è raffigurata Santa Giustina. A Venezia furono coniate altre due monete con lo stesso nome: la Giustina maggiore, un Ducatone di 8 Lire emesso nel 1578 e la Giustina minore, detta anche Ducato delle galere, del valore di un Ducato veneziano (124 soldi).
GODRONATURA: Tecnica per la protezione del bordo del tondello ottenuta con la pressione, mentre il tondello ruota su se stesso, spinto e guidato da due cuscinetti scanalati, con segni grafici a rilievo o a incavo, che lasciano le impronte.
GRANO: Originariamente moneta di conto eguale alla seicentesima parte dell'oncia d'oro. Fu equiparata in alcuni luoghi a 36 ducati. Moneta di rame per le minute contrattazioni in uso dagli aragonesi in poi. Equivaleva a 12, poi (1818) a 10 cavalli o calli.
GROSSO: Moneta medievale d'argento, la più diffusa in Europa e nel Levante. In seguito alla forte riduzione del valore del Denaro, al tempo degli Ottoni, le città italiche arricchitesi con il commercio decisero di coniare il Soldo (fino ad allora moneta ideale) con un valore di 12 Denari, il quale, per la sua maggiore dimensione, fu detto Grosso. Questo nome fu poi attribuito ai doppi, tripli, quintupli di Grosso, fino a raggiungere il valore di una Lira (20 Soldi). Il grosso ebbe svariate denominazioni derivanti dal nome del paese d'origine o dell'autorità emittente per esempio: il Grosso di Cipro, di Rodi, di Piemonte, di Venezia, il Grosso clementino, papale, sistino, tirolino, volterrano ed altre ancora.
HILARITAS UNIVERSA: Gioia universale. L'affermavano i due Filippo, II e V, il primo nella leggenda dei ducati e il secondo nei tarì, nei 5 carlini e nel carlino battuti tra il 1701 e il 1702.
HINC LIBERTAS: Per essere liberi non bisogna sentire la fame. Queste parole volle ricordare il duca di Guisa al popolo napoletano durante il periodo della rivoluzione nel 1648. Furono impresse nel rovescio delle monete di 2 tornesi e di un grano attorno ad un canestro colmo di spighe e di frutta.
HIS VICI ET REGNO: Con l'abbondanza e con la forza sottometto i popoli. Queste parole furono incise attorno ad una cornucopia e ad un fascio di verghe con la scure sui tarì da 127 acini di re Carlo II ultimo degli Asburgo di Spagna.
IBRIDA: Moneta battuta con due conii non destinati, originariamnte, ad essere accoppiati. Spesso le monete ibride sono falsi eseguiti ad arte per creare pezzi “unici”.
IMPRONTA: L'insieme delle leggende e delle figurazioni che appaiono sulle due facce.
IN HOC SIGNO VINCES: Parole della visione di Costantino ripetute con la croce, nei 3 cavalli di Carlo V, di Filippo III, di Carlo II d'Asburgo, nel carlino dell'imperatore del Sacro Romano Impero e re di Napoli Carlo VI, nei 5 grana di Ferdinando IV di Borbone nel 1798. Parole ripetute anche, con la croce, nelle decorazioni dei Cavalieri dell'Ordine Costantiniano e di quello Militare di S.Giorgio della Riunione.
INCUSO: Rovescio di una moneta che presenta una profonda punzonatura senza figurazioni o anche una figurazione che si presenta in incavo.
ISCRIZIONE: Vedi leggenda.
ITALMA: Lega ottenuta dall'unione di alluminio e manganese.
LAETIFICAT: Parola incisa intorno ad un grappolo d'uva nella moneta di un tornese coniata nel periodo della rivoluzione del 1648. L'uva con il suo prodotto rende lieta la vita.
LEGGENDA: Termine che indica le scritte poste sulle facce di una moneta.
LEK: Moneta sussidiaria albanese, divenuta nel 1947 unità monetaria. Durante l'occupazione d'Albania (1939-1941) il Governo italiano coniò una serie di monete con tale nome, alcune delle quali non hanno mai circolato in Albania ed hanno oggi raggiunto quotazioni elevate.
LEOPOLDINA: Denominazione delle monete fatte coniare dal Granduca Leopoldo II di Toscana in oro e argento, rispettivamente nel 1828 e nel 1834.
LIBBRA: Antica unitaria ponderale e monetaria. Quale unità monetaria assunse nel Medio Evo la denominazione di Lira.
LIGURINO: Moneta genovese in mistura del 1669, coniata per il Levante .
LIRA: Deriva dalla Libbra, adottata da Carlo Magno come base del sistema monetario. Tra il secolo XI e XIV, la Lira fu adottata in Italia e fu distinta in Lira dei piccoli (20 soldi) e Lira dei grossi o di banco (240 soldi), entrambe monete ancora immaginarie e di conto. A partire dal secolo XV, l'espansione del commercio spinse gli stati italiani a coniare in argento la Lira facendone una moneta reale. La Lira fu adottata per il regno d'Italia anche da Napoleone I, il quale fece coniare una moneta d'argento suddivisa secondo il sistema decimale, a imitazione del franco d'argento. Assunta come moneta base anche nei successivi stati italiani, la Lira fu adottata dallo Stato italiano (1862) e il valore equivalente a 5 grammi d'argento. Nel 1882 fu ristabilita una moderata convertibilità e nel 1893 la riforma bancaria impose alla circolazione una copertura aurea del 40%, che restò in vigore fino al 1927, quando il governo fascista estese la funzione di copertura alla valuta estera pregiata. L'anno precedente gli istituti di emissione erano stati unificati e alla Banca d'Italia era stato dato il monopolio della stampa delle banconote. L'attivismo monetario che caratterizzava il periodo culminò con il discorso di Pesaro nel quale Mussolini annunciò la rivalutazione della Lira (quota 90, rispetto alla sterlina). La depressione che ne seguì si incrociò con quella internazionale del 1929-33 e condusse ad una serie di immobilizzi bancari prima e di fallimenti poi. Nel 1936 la Lira venne svalutata del 40,94% e nel marzo dello stesso anno fu promulgata la legge bancaria. Il sistema creditizio veniva organizzato su basi specialistiche: le aziende di credito ordinario, per il finanziamento a breve scadenza o alla produzione, e gli istituti di credito speciale, per quella lunga scadenza o agli investimenti. Dopo il tormentato periodo bellico, durante il quale la moneta aveva perso buona parte del suo valore, l'Italia divenne membro del FMI (1960); la Lira fu dichiarata convertibile in 0,00142 gr di oro pari a 625 Lire per Dollaro. Questa parità venne conservata, attraverso due crisi valutarie (1963-64 e 1969-70), fino al febbraio del 1973, quando il sistema passò ad un regime di cambi fluttuanti. La lira è uscita di circolazione con l’avvento dell’Euro.
MADONNINA: Nome di varie monete italiane dei secoli XVII e XVIII con l'immagine della Madonna: Madonnina di Bologna, coniata dal 1619 (Paolo V) al 1722 (Innocenzo XII), aveva un valore equivalente a quello del Carlino e recava la figura della Madonna di San Luca; Madonnina di Casale, coniata sotto Ferdinando III di Mantova (1613-1626) con l'immagine della vergine di Crea, aveva un valore di sei Soldi; Madonnina di Genova, coniata in oro e in argento con vari valori; Madonnina di Mantova, del valore di 5, 7 o 8 Soldi; Madonnina di Modena e Reggio, emessa dopo la peste del 1630, recava la Madonna della Ghiaia di Reggio e valeva 12, 17 Lire; furono inoltre dette Madonnine seguite dal nome delle varie città dello Stato Pontificio i pezzi da 5 Baiocchi emessi da Pio VI tra il 1796 e il 1799, che furono in seguito diminuiti di valore e ritirati nel 1801.
MAGNESIO: Il suo simbolo chimico è Mgr Bianco lucente, è il più leggero dei metalli e si trova in natura sotto forma di minerali.
MARCELLO: Moneta veneziana del valore di mezza Lira, fatta coniare per la prima volta dal doge Niccolò Marcello (1473-1474). Il nome Marcello si estese a monete di altre zecche che avevano valore uguale.
MARCHESANA: Moneta coniata dagli Estensi, marchesi di Ferrara, e dai Gonzaga, marchesi di Mantova. La Lira marchesana valeva il doppio della Lira Veneta.
MARCHIO DI ZECCA: Lettera o marchio che indica la zecca in cui la moneta e' stata battuta.
MARCHIO RISERVATO O SEGRETO: Lettera o simbolo impresso su di una moneta per scopi amministrativi o di controllo delle zecche.
MARCUCCIO: Era un Denaro piccolo di basso argento coniato a Venezia agli inizi del XII secolo. Prese il nome dalla figura di San Marco riprodotta sulla moneta.
MARENGO: Moneta d'oro coniata a Torino dopo la battaglia di Marengo (1800), avente il valore di 20 Franchi. Porta al diritto la testa di Minerva con la leggenda L'Italie délivrée à Marengo, al rovescio l'indicazione del valore e la data in una corona d'alloro con intorno la leggenda Liberté Egalité Eridania. Il nome rimase a tutti i pezzi d'oro da 20 Franchi o da 20 Lire.
MATAPANE: Nome del Grosso coniato a Venezia (1192) a cominciare dal dogado di Enrico Dandolo.  
METROLOGIA: E' la scienza che si occupa delle misurazioni in genere. In numismatica la metrologia studia i vari sistemi monetari attraverso indagini comparative (del peso e dei metalli) per stabilire i rapporti di valore fra le varie monete coesistenti in un determinato periodo. Metallo e peso sono i due aspetti fondamentali della moneta che ne determinano il valore legale e pertanto non si può prescindere da cognizioni metrologiche se si vuole pervenire ad una esatta valutazione numismatica.
MEZZANINO: Nome generico di monete equivalenti alla metà di un'altra moneta tipo. Il Mezzanino era anche mezzo Grosso di Francesco Dandolo, equivalente ad un Soldo e mezzo (il Grosso allora valeva tre Soldi). A Bologna, nel secolo XV, la moneta del valore di mezzo Bolognino era chiamata Mezzanino.
MEZZO DUCATONE: Moneta d'argento coniata nel 1683. Da una parte recava l'effige di Carlo II d'Asburgo e dall'altra la figura della vittoria assisa sul globo. Nella destra regge uno scudo con le armi di Aragona e di Sicilia e nella sinistra una palma con le parole Religione et gladio (mi reggo con la forza della religione e della spada). Pesava 317 acini e valeva, al tempo della coniazione, 50 grana.
MILLESIMO: Termine che indica la data di coniazione impressa sulla moneta. Può indicare anche il titolo del metallo espresso in millesimi.
MISTURA: Lega d'argento e di rame, con scarsa percentuale di fino (sempre inferiore al 50%).
MOCENIGO: Lira veneziana d'argento coniata sotto il doge Pietro Mocenigo e che in seguito conservò il nome fin quando le variazioni di valore dell'argento non ne fecero mutare la forma.
MODULO: Diametro del tondello o disco della moneta, espresso in millimetri.
MOLTO BELLO (MB): La moneta è molto usurata e alcune parti non sono leggibili.
MONETA DI CONTO: E' una moneta ideale, non coniata, assunta da uno Stato come per fini esclusivamente contabili.
MONETA FIDUCIARIA: Monetazione per lo più cartacea non convertibile in oro in quanto manca della relativa copertura da parte dello Stato.
MONETA TIPO: Moneta il cui valore nominale corrisponde esattamente a quello del metallo in essa contenuto.
MONOMETALLISMO: Sistema monetario basato su di un'unica moneta-tipo in oro o argento che legittima la convertibilità in moneta-tipo di tutte le monete sussidiarie in circolazione.
MUTATIO MONETAE: Vedere renovatio monetae.
NOMINALE: Valore legale di una moneta/banconota.
NUMISMATICA: Studio delle monete, delle madaglie, dei gettoni e della cartamoneta.
NUOVO TARI’: Così si chiamava la lira introdotta nel nuovo sistema monetario napoletano, ad imitazione della Francia, dal Murat con decreto del 19-5-1811.
OBOLO: Nell'antica Grecia, era l'unità monetaria pari a 1/6 di Dracma e 1/12 di Statere. Coniata prevalentemente in argento, ne esistono anche d'oro e di bronzo. In età romana, il termine indicò la moneta spicciola; nella tradizione greca l'Obolo di Caronte fu la moneta che ogni morto doveva pagare per avere il permesso di passare l'Acheronte. Nel Medio Evo l'Obolo fu detto il mezzo Denaro e, successivamente, il mezzo Grosso. Monete da un Obolo d'argento furono coniate a Susa da Umberto II (1080-1103) e da Amedeo III di Savoia (1103-1148).
OFFICINA: Reparto di una zecca romana o bizantina.
OMNES AB IPSO: Parole incise, intorno ad un sole splendente, nel rovescio delle monete da 15 grana coniate nel 1620. Il sole di cui beneficiavano tutti era Filippo III, effiggiato a mezzo busto nel dritto della moneta.
ONCIA: L'oncia d'oro venne usata nel Medio Evo (secolo XI-XII) nei contratti e nelle pene. Continuò a sussistere più a lungo in Sicilia, dove alla fine del secolo XIII divenne moneta effettiva con il Pierreale d'oro di Pietro Aragona. Nel secolo XVIII vennero coniate l'Oncia d'argento e quella d'oro (quest'ultima del valore di 30 Tarì) in Sicilia, a Napoli, a Malta e in Spagna.
ONGARO: Nome dato in Italia (forse questo termine è nato dal veneto e per significare ungherese) al Ducato o Fiorino ungherese. Imitato nelle monete di vari paesi per il suo basso titolo d'oro, in confronto con il Fiorino di Firenze o il Ducato di Venezia. Le coniazioni più cospicue si ebbero nei Paesi Bassi ma anche a Bozzolo, Guastalla, Mantova, Modena, Parma, ecc. Dato  che erano contrassegnate da un guerriero in larghe braghe, erano detti anche Bragoni.
ORICALCO: Lega di bronzo adoperata per il sesterzio ed il dupondio nel primo periodo dell'impero romano.
ORLO: Margine estremo e rilevato del bordo della moneta.
ORO: Il suo simbolo chimico è Au, normalmente viene adoperato in oreficeria al titolo di 750/1000, mentre per la coniazione di monete il titolo preferito è stato quasi sempre di 900/1000.
OSELLA: Moneta d'argento veneziana coniata per la prima volta dal doge Andrea Gritti nel 1521. Veniva donata dal doge ai nobili del Maggior Consiglio in sostituzione di 5 anitre selvatiche (dal veneziano osél=uccello, da qui il nome) che, per antica consuetudine, venivano loro donate alla fine dell'anno. Le Oselle presentano figurazioni storico-allegoriche e sul retro, una leggenda riguardante la donazione del doge e l'anno di coniazione. Verso la fine del secolo XVI, Murano coniò delle Oselle per farne dono ai suoi funzionari; questa serie presenta un minor numero di esemplari.
OSSIDIONALI, MONETE: Monete d'emergenza battute dagli assediati e/o dagli assedianti, quando si verificava una carenza di circolante durante un assedio. In senso lato: tutte le monete battute nel orso di operazioni militari.
PAOLO: Moneta papale coniata durante il pontificato di Giulio III, insieme a multipli e frazioni. Il termine si estese a monete di altre regioni d'Italia: per esempio, in Toscana, dove si ebbe un Paolo suddiviso in 10 Baiocchi.
PAPETTO: Moneta argentea del valore di 2 Paoli o 20 Baiocchi, coniata nello Stato pontificio da Papa Benedetto XIV e Papa Pio IX. Veniva così chiamata perché riportava la figura del papa.
PARPAGLIOLA: Moneta di mistura, coniata originariamente in Provenza (secolo XIV e XV), poi in Svizzera, in Savoia, in Piemonte, a Milano. Aveva un valore di due Soldi e sei Denari e generò anche la Doppia e la mezza Parpagliola. In tempi abbastanza recenti (1808), le Parpagliole ricomparvero a Milano ed ebbero corso fino al 1822.
PATINA: Requisito molto importante ai fini del valore delle monete antiche di bronzo, soprattutto greche e romane.
PAX ET UBERTAS: Pace ed abbondanza. Ecco ciò che prometteva Enrico di Lorena, duca di Guisa, durante la ribellione del 1648, al popolo napoletano. Le parole furono incise nel rovescio delle monete da 3 tornesi dette pubbliche del popolo intorno ad un ramo d'ulivo unito a quello di frutta.
PAX REGUM: La pace tra Enrico II re di Francia e Filippo II re di Spagna conclusasi col trattato di Cateau Cambresis (1559). L'avvenimento fu tramandato sulle monete da 3 cavalli appositamente coniate.
PEZZA: Denominazione generica di alcune monete di vario valore. In Toscana si chiamò Pezza una moneta fatta coniare per il Levante dal granduca Ferdinando de' Medici nel 1665.
PEZZI: Così erano chiamate, al principio del secolo XIX, le piastre di Spagna. Avevano corso con il valore di 125 grana pari a 5,35 lire.
PIASTRA: Moneta bolognese del valore di un Testone romano nel secolo XVI; più tardi passò ad indicare gli scudi romani, bolognesi e fiorentini, di tre testoni di valore. A Napoli venne coniata dai Borboni con il valore di 120 Grani. Venne emessa negli Stati Pontifici e anche in altri stati regionali italiani; celebri sono le piastre granducali con la scena del Battesimo di Gesù.
PICCIOLO: Nome di una moneta fiorentina del valore di un quarto di Quattrino. Una moneta da tre Piccioli in mistura venne coniata in Sicilia durante il brevissimo periodo di sovranità Sabauda.
PIEDFORTS: Pezzi in oro o in argento o anche in rame con peso doppio, triplo o quadruplo rispetto a quello della corrispondente moneta.
PISTOLA: Nome di uno Scudo d'oro di Giovanna la Pazza e di Carlo V. In seguito si indicarono con tale nome tutti gli Scudi e specialmente le Doppie.
POPAGO IMPERII: Motto inciso su carlini e tarì di Carlo VI imperatore e re di Napoli a ricordo del figlio nato nel 1716.
POPOLINO: Fiorino d'argento, coniato a Firenze nel secolo XIII, che portava raffigurati San Giovanni Battista e il giglio. Il titolo dell'argento di questa moneta, dato l'alto grado di raffinamento raggiunto, fu chiamato argenti di popolino ed il titolo divenne misura legale obbligatoria per le successive emissioni. A quell'epoca erano anche noti il Popolino di Roma con la figura del leone e quello di Lucca in mistura del 1369.
POPULORUM QUIES: Parole incise intorno ad un fascio di spighe in alcune monete in rame di Filippo IV coniate nel 1622. Il significato è evidente. Occorreva dare pane al popolo per aver pace, ma i fatti non corrispondevano alle parole.
POSTUMA: Coniazione effettuata dopo la morte del sovrano raffigurato o del quale porta il nome.
PROOF: Termine inglese per fondo specchio (vedi).
PROTECTOR CRISTIANORUM: Leggenda apposta, assieme all'impronta della croce, in una moneta d'oro di Guglielmo II il Buono. Si riferisce alla lotta sostenuta contro i musulmani di Sicilia e di Africa.
PROVA DI ZECCA: Progetto di moneta che può essere stato approvato o respinto.
PUBBLICA: Moneta di rame del valore di 4 cavalli coniata nel 1585. Prese il nome dalla legenda: Publica commoditati incisa nel giro della moneta. Da allora questo nome fu dato a tutte le monete di scarso valore.
QUADRIGA: Così viene comunemente chiamata, dai numismatici, la moneta d'argento da L. 20 coniata da Vittorio Emanuele III nel 1936. Questo nome deriva dal fatto che sul verso della moneta vi è impressa l'Italia, con la Vittoria e fascio, seduta in quadriga.
QUADRUPLA: Moneta in oro da quattro Scudi o doppia da due Scudi, coniata da diverse zecche italiane a partire dal secolo XVI. La prima fu emessa a Roma durante la sede vacante del 1590.
QUARANTANA: Moneta argentea da 40 Soldi, coniata a Modena sotto Francesco I d'Este.
QUARANTANO: Moneta fatta coniare da Ranuccio II Farnese duca di Parma e Piacenza. Il termine passò poi ad indicare tutte le monete del valore di 40 Soldi.
QUARTAROLA: Moneta aurea genovese (inizi secolo XIII), del valore di 1/4 di genovino.
QUARTAROLO: Moneta veneziana di mistura coniata sotto la Repubblica (1192-1328) del valore di 1/4 di Denaro, recante al diritto le lettere V-N-C-E disposte a croce e al rovescio una croce accantonata da gigli. Quartarolo aquilano fu chiamata una moneta d'argento di 1/4 di Carlino di Giovanna II d'Angiò-Durazzo, coniata a l'Aquila.
QUATTRINO: Originariamente moneta di mistura, coniata per comodità sul finire del secolo XIII, nel tempo fu emessa anche di rame. Presenti nella coniazione di quasi tutti gli Stati italiani, i Quattrini ebbero anche molti multipli, fra cui, per esempio, il Fiorino da 100 Quattrini del granducato di Toscana
RAMPANTE: In araldica, si dice di animale ritto sulla zampa posteriore (generalmente a sinistra) e raffigurato di profilo, con le altre tre zampe in atto di arrampicarsi. Naturale è la raffigurazione in posizione rampante del leone, del grifo o del cavallo.
REALE: Moneta d'oro coniata sotto Carlo I d'Angiò a Barletta e a Messina. Il nome usato anche per altre monete in oro o argento coniate dalla casa d'Aragona in Sicilia e Sardegna. Fra queste si ricorda la moneta del valore di 8 reali, equivalente a uno Scudo spagnolo. I Savoia ne iniziarono la coniazione, in argento e poi in mistura, sotto Vittorio Amedeo II, che emise anche il mezzo Reale, e proseguirono con Carlo Emanuele III, Vittorio Amedeo III, con i quali si ebbe anche il Reale sardo, del valore corrispondente a 5 Soldi sardi (8,4 Soldi piemontesi). Con Carlo Emanuele IV venne emesso soltanto il Reale sardo, con cui si chiude l'emissione di tale moneta da parte dei Savoia.
REGO IN FEDE: Parole incise sul rovescio di alcuni carlini battuti sotto Filippo II, attorno ad un'aquila coronata che regge un globo. È chiara l'allusione alla forza della religione nel regno.
RENOVATIO (O MUTATIO) MONETAE: Sostituzione con una nuova monetazione di tutte le monete in circolazione, che venivano ritirate e rimpiazzate a intervalli regolari.
RETROGRADA: Si dice di una leggenda che si legge da destra a sinistra.
RIBATTITURA: Impressione più tarda eseguita mediante i conii originali. Il termine è impropriamente usato al posto di "sovrabattitura".
ROSALINA: Moneta d'argento del Granducato di Toscana, emessa nel 1665, avente lo stesso peso e lo stesso valore delle monete spagnole da otto Reali.
ROSINA: Moneta aurea del Granducato di Toscana, emessa nel 1718 e avente valore quadruplo della Rosalina. Ha come tipi lo stemma mediceo e la pianta di rose fiorita e la marca della zecca di Livorno.
ROVESCIO: Faccia opposta al dritto.
RUPIA: Unità monetaria di vari paesi asiatici e dell'isola di San Maurizio. Monete con tale denominazione furono emesse da Vittorio Emanuele III per la Somalia dal 1910 al 1921. Una Rupia d'argento corrispondeva a Lire 1,68. Fino ad allora la Somalia non aveva monetazione propria e gli scambi in quel paese avvenivano tramite baratto o servendosi dell'unica moneta circolante, che era anche molto apprezzata negli Stati africani, il Tallero di Maria Teresa.
SALUTO: Nome dato ai carlini d'argento da Carlo I d'Angiò detto così dalle parole della salutazione angelica incise davanti all'immagine della SS. Annunziata. AVE MARIA GRATIA PLENA.
SCALA DI MIONNET: Così detta dal nome di colui che ne introdusse l'uso, E.T.Mionnet. E' costituita da una serie graduata di cerchi ed era adoperata per le per la misurazione del modulo delle monete, oggi più comunemente espresso in millimetri 
SCIFATE: Monete bizantine concave dell’XI-XIV secolo .
SCUDO: Moneta d'oro e d'argento così detta perché le prime portavano su una delle facce lo scudo araldico del principe o dello Stato che le emetteva. Fu introdotta (1338) in Francia da Filippo VI e si diffuse in Italia nel secolo XVI. Venne battuto in moltissime zecche con nomi e valori diversi e numerosi multipli e frazioni. Il nome rimase per indicare grosse monete d'oro e d'argento e fino alla seconda guerra mondiale si chiamò Scudo la moneta d'argento da 5 lire di corso legale nel Regno d'Italia. Il primo Savoia ad emettere un scudo d'oro fu il duca Lodovico e dopo di lui le coniazioni si susseguirono fino a Carlo Emanuele IV sia in oro che in argento e con valori diversi, dal mezzo Scudo d'argento ai quaranta Scudi d'oro.
SECCHIE: Grossi dei Visconti di Milano, così detti per le secchie che vi erano impresse.
SECUSINO: I Denari secusini sono quelli coniati nella zecca di Susa dai Conti di Savoia Pietro I (1060-1078), Umberto II (1080-1103), Amedeo III (1103-1148), Umberto III (1148-1188) e Tommaso I (1188-1232). Devono il loro nome agli abitanti di Susa, detti segusini o secusini.
SEDE VACANTE: Locuzione riferita a monete emesse durante un interregno papale.
SEGNO DI ZECCA: Vedi marchio di zecca.
SENATUS POPULUSQUE NEAPOLITANUS: Leggenda incisa nelle monete d'argento da 15 grana attorno alle parole Enricus de Lorena dux reipublicae Neapolitanae. Nel rovescio, il busto di San Gennaro e nel giro: S. Juanari rege et protege nos, 1648. L'allusione è chiara, era il periodo della rivoluzione detta di Masaniello.
SERRATI: Vedi dentellati
SESINO: Moneta del valore di 6 Denari o mezzo Soldo, battuta largamente nelle zecche dell'Italia settentrionale dal secolo XV al secolo XVI. Più tardi il valore salì a otto Denari, ma le eccessive emissioni e il graduale peggioramento della lega che la componeva ne causarono l'abolizione.
SINISTRA: Spazio compreso fra il centro della moneta e la parte della medesima che viene a trovarsi sulla sinistra di chi la osserva. Generalmente viene indicata: s, sn o sx.
SIRENA: Doppio Ducato d'oro coniato a Napoli sotto Ferdinando I d'Aragona (1379-1416). Il nome deriva da una deformazione popolare della leggenda SERENITATE...che figurava sul verso della moneta.
SISTEMA MONETARIO: Si intende l'insieme delle norme che regolano l'emissione e la circolazione delle monete in un dato ambito territoriale in un dato momento. Con la stessa espressione si intende l'insieme delle monete legalmente circolanti.
SOLDO: Antica moneta europea, del valore di 1/20 della Lira carolingia, divenuta effettiva verso la fine del secolo XII quando, alzatosi il corso dell'argento, si dovette creare un Denaro grosso. Fu molto diffusa e nel tempo subì variazioni di peso e di valore nonché di composizione (Soldino di peso minimo, Soldone in rame e in misure grandi). Si chiamò Soldo anche il 5 Centesimi del Regno d'Italia coniato fino al 1918. I Soldi fanno la loro comparsa come moneta corrente anche sotto i Savoia, da Emanuele Filiberto a Vittorio Emanuele I con le equivalenze tradizionali: Lira = 20 Soldi = 240 Denari.
SOMALO: Unità monetaria somala introdotta dal Governo Italiano durante l'amministrazione fiduciaria della ex colonia affidatagli dalle Nazioni Unite dal 31 Marzo 1950 al 1° Luglio 1960.
SOVRABATTITURA: Si ha quando in luogo d'un tondello vergine si adopera una moneta vecchia, del cui tipo è possibile notare le tracce.
SOVRANA: Moneta d'oro inglese, emessa da Enrico VII nel 1489, del valore di 20 Scellini, con il titolo di 994,8 millesimi e di 15,55 gr La sua coniazione fu interrotta nel 1663 con Carlo II che la sostituì con la Ghinea. Dal 1816 il nome fu usato comunemente per indicare la lira Sterlina. La Sovrana era anche una moneta d'oro del Brabante emessa dal secolo XVII, poi coniata in tutto l'Impero; in Lombardia fu coniata dal 1780 al 1792 e poi con la Restaurazione si ebbe la Sovrana Nuova equivalente a 40 Lire austriache e a 34,80 Lire italiane.
SPADINO: Scudo d'argento emesso nel 1630 da Carlo Emanuele I duca di Savoia recante al diritto il busto del duca e al rovescio un braccio armato di una spada, uscente da una nuvola e rivolto verso l'alto.
SPLENDIDO (Spl): Moneta che ha circolato pochissimo e che ha rilievi nitidi ed integri.
STEREOTIPAZIONE: Il mantenimento della figurazione del tipo o della leggenda (per esempio del busto o del nome d'un sovrano) anche quando non corrispondono più alla realtà.
SUBERATA: Dicesi delle monete che hanno un'anima di metallo vile ed una superficie di altro più nobile.
TAGLIO: Vedi contorno.
TALLERO: Moneta argentea diffusa in Germania dal secolo XV e successivamente coniata in quasi tutti gli Stati europei. Se ne ebbero frazioni di mezzo, quarto e ottavo. Fra i Talleri più comuni, assai diffuso quello di Maria Teresa d'Asburgo, coniato anche in Africa. Il primo Tallero Savoia si ebbe con Carlo Emanuele I (questo Tallero fu soprannominato Beato Amedeo), poi toccò ad Umberto I che dopo l'annessione dell'Eritrea all'Italia fece coniare Talleri pari a Lire 5. Vittorio Emanuele III ne iniziò nuovamente la coniazione, che fu subito sospesa in quanto la moneta non riuscì gradita agli indigeni.
TARI’: Moneta aurea di origine araba, di cui furono coniate numerose serie dai califfi fatimiti di Sicilia intorno al Mille. Imitati dai principi normanni di Amalfi e Salerno, i Tarì recavano la croce e qualche lettera latina. Durante il regno aragonese fu coniato un Tarì argenteo del valore di due Carlini. Nel 1713, con il trattato di Utrecht, Vittorio Amedeo II di Savoia ottiene la Sicilia assieme al titolo regale. In quel periodo vengono coniate monete da 1, 2, 3 e 4 Tarì d'argento. Sono le uniche monete con questo nome coniate dai Savoia, che nel 1720 cedettero la Sicilia in cambio della Sardegna.
TERCIA APULIENSIS: Moneta d'argento fatta coniare da re Guglielmo II nel 1187, ed equivalente alla terza parte di un ducato.
TERCIA DUCALIS: Moneta d'argento con leggenda cufica: In urbe Siciliae, e nel rovescio la designazione suddetta. Equivaleva alla terza parte di un ducato. Fu fatta coniare dal re Guglielmo II.
TESORO O TESORETTO: Gruppo di monete nascoste o perdute tutte insieme. Il tesoretto si distingue dalle monete perdute separatamente ma ritrovate assieme.
TESTONE: Moneta d'argento coniata in vari Stati (Ferrara, Venezia, Mantova, Roma, ecc.) nella prima metà del secolo XV del valore di quarto del Ducato d'oro, che più tardi ebbe il valore di tre Grossi o Paoli o Giuli e durò in circolazione fino al secolo XIX, soprattutto nello Stato Pontificio e in Toscana. I Testoni recavano la testa del principe che, rispetto alle altre monete, appariva molto più grande, questo ne ha determinato il nome.
TIPO: Figurazione principale di ciascuna della facce di una moneta.
TIRATURA: Numero di monete/banconote di un certo tipo.
TIROLINO: Nome del Denaro e particolarmente del Grosso d'argento emesso dai conti del Tirolo della dinastia di Gorizia dal 1271 al 1363.
TITOLO o BONTA': Percentuale di metallo prezioso di cui e' composta una moneta. Espresso oggi in millesimi, in passato era espresso in carati, denari e grani per l’oro e in oncie, denari e grani per l’argento.
TOLLERANZA: Il margine di deviazione ammessa dal peso e dal titolo prescritti dalle norme della zecca.
TONDELLO: Disco di metallo liscio adoperato per coniare una moneta.
TORNESE: Nome italianizzato di un Denaro e di un Grosso coniati a Tours rispettivamente sotto Carlo Magno e Luigi IX e aventi per tipo un castello. Il Tornese, assai diffuso in Oriente al tempo delle crociate, fu adottato dai principi cristiani d'Oriente e dagli Angioini che lo introdussero nell'Italia meridionale come moneta di rame del valore di sei Cavalli o mezzo Soldo. A Venezia fu coniato invece il Tornesello, moneta di mistura destinata al Levante .
TOSATA: E' la moneta d'oro o d'argento tagliata nel giro esterno nell'intento di appropriarsi di parte del metallo prezioso.
TOSATURA: Sottrazione di modestissimi quantitativi di metallo pregiato dai bordi delle monete. Questa pratica, illegale, era molto diffusa.
TRILLINA: Moneta milanese del valore di tre Denari coniata da Giovanni Maria Visconti; maggiorata di peso e peggiorata nel titolo fu coniata fino al tempo di Filippo IV. Monete di ugual nome furono coniate dai Gonzaga e dai Trivulzio.
TRILOBO O ARCO TRILOBATO: Motivo ornamentale formato da tre lobi che racchiude lo stemma od il soggetto della moneta, caratteristico di molte monete tardo-medievali.
TRIONFO: Moneta del valore di due Cavalli coniata a Napoli da Ferdinando I d'Aragona e così detta per il carro trionfale impresso sul suo rovescio. Così fu anche detta una moneta d'oro coniata in Sicilia da Carlo V.
UNUM NON SUFFICIT: Pretenziose parole incise sulla moneta d'argento detta ducatone coniata nel 1684 con l'effige di Carlo II d'Asburgo da una parte e dall'altra le parole suddette accanto a due emisferi. E' chiaro ciò che vogliono dire: "Non mi è sufficiente uno solo di questi per regnare, me ne occorrono due", cioè il mondo intero.
VALORE: E' il valore legale di una moneta/banconota.
VALUTA: Valore di un bene ragguagliato in denaro e, più specificatamente, della moneta sia come circolante che rappresentata da titoli. Nella pratica economicasi distinguono: una valuta nazionale, per indicare il circolante ufficiale di uno Stato e valuta estera, per il circolante ufficiale di altri Stati. Rispetto al simbolo in circolazione si ha la valuta cartacea (biglietti e similari) e la valuta metallica (aurea, argentea, bronzea e di lega).
VARIANTE: Comunemente viene così definita una difformità di coniazione di una moneta rispetto all'esemplare tipo e perfetto. Si potranno pertanto avere varianti nell'incisione o nella battitura. Le prime sono quelle apportate direttamente dall'incisore che modifica il conio precedente. Le seconde invece possono considerarsi veri e propri errori di battitura.
VIENNESE: Denaro coniato dai Conti e dai Duchi di Savoia dal XIII al XVI secolo, ad imitazione di quello battuto nella zecca di Vienne (Francia) dagli Arcivescovi della città, che ebbe largo credito e diffusione per la sua bontà.
VIGILAT ET CUSTODIT: Leggenda apposta sulle monete da 4 cavalli battute nel 1617 e sulle quali si raffigurava da una parte una cornucopia con spighe e l'uva, dall'altra un'ara attorniata dalla suddetta leggenda. Il viceré duca di d'Ossuna che faceva battere questa moneta, voleva con essa dare ad intendere la sua vigilanza nel reggere il governo e l'abbondanza in cui credeva di tenere il popolo. Si videro infatti gli effetti di questa vigilanza ed abbondanza con la rivoluzione che doveva scoppiare di lì a poco, rivoluzione detta di Masaniello.
VIROLA SOLCATA: Vedi collare segmentato.
ZECCA: Luogo dove si coniano le monete.
ZECCHINO: Così si chiamò dalla metà del secolo XVI il Ducato d'oro di Venezia, quando, per la preferenza data ai pezzi freschi di conio, il valore del Ducato fu aumentato a lire 7 e 12 soldi (il nome Ducato rimase allora solo al Ducato di conto del valore di 6 lire e 4 soldi). Si ebbero frazioni di mezzo quarto di Zecchino e i multipli da 2, 3, 10, 12 e 100 Zecchini. Imitati da altre zecche, si ricordano gli Zecchini di Lucca del 1572, quelli di Toscana (Zecchino gigliato), di Genova del 1718, di Roma e Bologna, di Carlo Emanuele III di Sardegna, di Maria Teresa in Lombardia, ecc. A Venezia agli inizi del secolo XVII, per ottenere l'equivalenza delle monete d'oro e di argento, fu emesso lo Zecchino d'argento del valore di 10 Lire.

ZIGRINATURA: Serie di fitte righine parallele impresse sul contorno delle monete per evitare eventuali piccole sottrazioni di metallo.

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